Home Discipline Yoga Le origini ed il cammino Yoga moderno

Come fece lo yoga a diventare la disciplina delle flessioni, dell'allungamento e delle torsioni che vediamo oggi nelle palestre e nei centri di tutto il mondo? Come il bisogno degli antichi yogi di rafforzare e purificare il loro corpo si tradusse nell'odierna ossessione di avere addominali piatti, bicipiti tonici e l'abbigliamento sportivo più alla moda?

Paradossalmente, tre indiani swami, all'inizio del XX secolo, alimentarono senza volerlo questa fissazione per la prestanza fisica studiando ed ampliando il repertorio dello hatha yoga e presentandolo non solo agli uomini non iniziati, ma anche alle donne.

Swami Kuvalayananda si concentrò soprattutto sui benefici effetti dello yoga sulla salute, esponente e pioniere dello Yoga Scientifico “...il mio più grande ideale è unire scienza e spiritualità, coordinando lo yoga con le scienze moderne a livello fisico, mentale e spirituale...”; Swami Sivananda a Rishikesh e T. Krishnamacharya di Mysore si concentrarono sullo sviluppo di un più ampio e vario sistema di asana e tecniche pranayama. La maggior parte degli studiosi concordano nel dire che l'hatha yoga che gli occidentali praticano oggi si è sviluppato dal lavoro di questi personaggi.

T. Krishnamacharya

L'uomo che ha creato, o almeno influenzato, il tipo di yoga incentrato sul fisico che viene oggi praticato in america, Europa occidentale e Asia non ha nemmeno mai messo piede in Occidente.

Sri Tirumalai Krishnamacharya nasce il 18 novembre del 1888 in Muchukundapuram nel Karnataka, India del Sud, da una famiglia di grandi insegnanti di Yoga con una tradizione ancestrale risalente addirittura al grande Yogi Nathamuni, autore di Yoga Rahasya.

Sri Krishnamacharya cominciò ad apprendere lo Yoga da suo padre, grande esperto di Veda, all'età di cinque anni.

All’età di 12 anni, T. Krishnamacharya studiò grammatica sanscrita, filosofia Vedanta e Tarka (Logica) con il grande Maestro Sri Krishna Bhramatantra Swami, guru religioso del Maharaja di Mysore. Da questi studi, Krishnamacharya continuò poi con vari maestri per apprendere il più possibile sia nel campo del Sanscrito che delle correnti filosofiche indiane e dell’Ayurveda.

Viene raccontato che a T. Krishnamacharya all’età di 16 anni gli apparve in sogno il suo antenato e grande yogi Sri Nathamuni, vissuto nel decimo secolo d.C., che gli chiese di andare ad Alvar Tirunagari nel Tamilnadu.

Sri T. Krishnamacharya partì e raggiunse Alvar per visitare il tempio di Vishnu. Giunto sotto un albero di mango vicino al fiume Tamraparani gli apparvero in sogno tre saggi ai quali chiese di essere istruito sullo Yoga Rahasya. Sri Nathamuni era seduto in mezzo ai due saggi e cominciò a recitare i versi del testo. Al risveglio comprese di aver ricevuto l’antico testo Yoga Rahasya direttamente dalle mani del suo antenato Sri Nathamuni.

Nel 1906 T. Krishnamacharya andò a Benares per approfondire la lingua sanscrita e altre materie. Sostenne l’esame nelle tecniche Yoga presso la Patna University, per approfondire gli studi i suoi esaminatori gli consigliarono di andare oltre il Nepal, dove presso il maestro Rama Mohan Brahmachari esisteva un libro, chiamato Yoga Kurantam, che riporta informazioni pratiche sullo Yoga e sulla salute, dal quale avrebbe potuto apprendere veramente il completo significato degli Yoga Sutra di Patanjali.

Dopo un lungo viaggio in Tibet, verso il 1916 Krishnamacharya arrivò in una località sperduta chiamata Mansarovar e qui incontrò Sri Rama Mohana Brahmachari. Per quasi sette anni Krishnamacharya rimase con il maestro ed ebbe modo di apprendere tutte le tecniche di Hatha Yoga e Pranayama così come sono descritte  nel testo Yoga Korunta che Krishnamacharya imparò a memoria.

Una volta lasciato il suo guru nel 1922, egli iniziò a cercare il manoscritto Yoga Korunta, attribuito al saggio Vamana Rishi, da tutte le parti e dopo grandi sforzi, finalmente ne trovò una copia nella biblioteca dell’Università di Calcutta. Sfortunatamente però, dopo averlo trovato, il manoscritto si danneggiò notevolmente e andò perso.

Sri Krishnamacharya ritornò a Benares per continuare i suoi studi diventando grande esperto di Yoga e una vera autorità nelle scritture. La svolta per Sri Krishnamacharya avviene nel 1924-25 quando incontra il Maharaja di Mysore, che si era avvicinato allo yoga per il suo cattivo stato di salute, e diventa il maestro di Yoga suo e della sua famiglia.

L'opera di divulgazione di Krishnamacharya ebbe inizio agli inizi degli anni '30, quando con il sostegno economico del Maharaja di Mysore fonda una Scuola di yoga (Yogashala) e iniziò a tenere le sue lezioni nella palestra del Sanskrit College. L'obiettivo era quello di iniziare al potere dello yoga il maggior numero di studenti possibile.

Krishnamacharya sembra comunque essere stato influenzato anche da un altro antico testo yoga che è stato rinvenuto recentemente nella biblioteca privata del Maharaja di Mysore: il Sritattvanidhi. Il trattato risale agli inizi del XIX secolo e costituisce l'unico manuale interamente consacrato al lato fisico dello yoga.  Con le sue 122 posizioni illustrate e nominate, il Sritattvanidhi amplia il repertorio includendo posizioni come verticali, bilance per le braccia, posizioni ashtangi piede dietro la testa e sospensioni con corda, e fornisce la prova di ciò che gli yogi stavano cercando, e cioè che lo sviluppo e l'ampliamento delle asana risalgono ad un periodo anteriore al XX secolo.

Come molti seguaci dello yoga di oggi, anche i discepoli di Krishnamacharya, quasi tutti dotati di un fisico forte e sano, atleti e uomini, erano più interessati a migliorare la loro forza e la loro forma che alla dimensione spirituale della pratica. Krishnamacharya creò così delle sequenze che si concentravano sull'atletismo, integrando così il potere della respirazione e l'elemento della meditazione ad un flusso dinamico di posizioni chiamate vinyasa, e questo con l'aiuto di tutti i principi e le discipline che aveva a disposizione. Per alimentare la concentrazione e stimolare l'interesse dei suoi discepoli, Krishnamacharya mise a punto sequenze sempre più complesse che permettevano ai discepoli di passare ad un livello superiore una volta acquisita la completa padronanza del precedente.

Una volta sviluppate e perfezionate queste sequenze, Krishnamacharya cominciò a presentarle al pubblico. Con i suoi discepoli, dava dimostrazioni delle asana catturando l'attenzione degli spettatori di tutta l'India.

Durante i suoi anni trascorsi a Mysore, tre discepoli in particolare si distinsero: Pattabhi Jois, che continuò a sviluppare la scuola di Ashtanga vinyasa yoga, Indra Devi che in America divenne famosa come la "First Lady dello Yoga" e B.K.S. Iyengar, che creò una sua corrente di asana, conosciuta per l'attenzione che consacra all'allineamento del corpo e per il suo ampio uso dei sostegni.

Pattabhi Jois

Pattabhi Jois insegnato e praticato a Mysore. Era molto giovane quando incontrò Krishnamacharya a una delle sue dimostrazioni. Jois studiò con Krishnamacharya per diversi anni prima di smettere per iniziare gli studi universitari. Guru e studenti si riunirono a Mysore allo Sanskrit College e Jois divenne un fedele discepolo di Krishnamacharya e dei suoi metodi. Jois attribuisce al suo maestro il perfezionamento del sistema Ashtanga vinyasa, una tradizione che si ispira ai classici, lo Yoga Sutra, il Bhagavad Gita e l'Hatha Yoga Pradipika, ma anche alle moderne discipline occidentali.

Proprio come fece Krishnamacharya a Mysore, Pattabhi Jois e i suoi discepoli continuano ad insegnare una sequenza di posizioni (collegate fra loro dalla respirazione), il cui obiettivo è creare tapa, o calore nel corpo per purificare.

I corsi di Ashtanga variano a seconda dei livelli. I principianti si concentrano maggiormente sulle flessioni in avanti e i livelli successivi propongono flessioni all'indientro, posizioni in piedi, torsioni e bilance per braccia via via sempre più complicate. Tutti i corsi prevedono un vinyasa dei Saluti al Sole (Surya Namaskar): da una posizione si passa alla successiva collegando insieme una serie di asana. Come nella pratica yoga dello Yoga Sutra di Patanjali, eseguire le posizioni prestando attenzione alla respirazione conferisce alle ashtangi stabilità e diffonde nel corpo una sensazione di comodità aumentando la consapevolezza della mente e l'apertura del cuore.

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