Home Discipline Yoga Le origini ed il cammino Yoga classico

Yoga classico: Lo Yoga Sutra di Patanjali


Il più famoso fautore della visione del mondo Samkhya fu un enigmatico scrittore e filosofo conosciuto con il nome di Patanjali. Praticamente tutti gli insegnanti di yoga, conoscono i suoi trattati e lo Yoga Sutra, considerato una delle prime presentazioni sistematiche dello yoga, e celebrano l'autore come padre dello yoga moderno. In realtà nessuno sa chi fosse Patanjali, ciononostante pullulano ipotesi in proposito. Era semplicemente un grammatico, un medico ayurveda, un insegnante della filosofia Samkhya, o l'incarnazione di Shesha, re dei serpenti dalle mille teste? Comunque, chiunque sia stato e qualsiasi cosa abbia fatto, Patanjali è riuscito a codificare i concetti di un'antica tradizione orale.

A Patanjali si deve la codifica e la compilazione sistematica dell'arte e della scienza dello Yoga. Lo Yoga Sutra illustra in sintesi il cammino Yoga volto alla Realizzazione del Sé.

La compilazione di Patanjali, che si presenta in forma di lucidi aforismi, si può far risalire a un'epoca tra il quarto e il secondo secolo prima di Cristo. E’ infatti attorno a tale epoca che lo stile degli aforismi, non solo ebbe la sua massima diffusione, ma raggiunse probabilmente il suo più alto livello stilistico. L’opera di Patañjali è largamente riconosciuta come l’esempio più raffinato nella tecnica dei sutra. La data più probabile oscilla attorno al 250 a.C., ma la tecnica illustrata sembra fosse praticata fin dall'antichità.

L'opera di Patanjali consiste in 196 sutra che descrivono con magistrale chiarezza e incredibile capacità di sintesi la filosofia Yoga. In realtà la parola sutra significa legame, sequenza o catena e indica come tutta l'opera sia un susseguirsi ininterrotto di idee che si incastrano perfettamente come i grani di una mala fino a formare un unico concetto che percorre in filigrana tutto il testo. Questa scrittura è anche chiamata Yoga Darshana che è spesso tradotto con "Filosofia Yoga" anche se in realtà la parola darshana ha un significato molto più profondo: letteralmente significa "vedere", quindi Yoga Darshana significa "il processo di vedere attraverso lo Yoga", ma si tratta di una vista preclusa agli occhi o ad ogni altro senso; è un vedere l'invisibile che si cela dietro la comune percezione.

Il testo è diviso in quattro sezioni:

  1. Samadhi Pada (51 sutra): viene analizzata la natura generale dello yoga e poiché la tecnica essenziale è il samadhi, quest'ultimo viene trattato approfonditamente tanto da attribuire il nome alla prima sezione.
  2. Sadhana Pada (55 sutra): contiene la teoria dei klesa ed un'analisi magistrale della sofferenza che la vita umana comporta ed affronta le prime cinque tecniche yoga cui si fa riferimento come bahiranga, ovverosia esteriori. Scopo di questa sezione è quindi preparare fisicamente e mentalmente il sadhaka alla pratica dello yoga superiore.
  3. Vibhuti Pada (56 sutra): tratta le tre rimanenti tecniche (antaranga, cioè esteriori) e le siddhi cui queste naturalmente portano.
  4. Kaivalya Pada (34 sutra): vengono esposti i problemi filosofici essenziali che lo studio e la pratica dello yoga comportano.

I versi si susseguono secondo una logica irrefutabile e sono meticolosamente disposti seguendo un ben preciso ordine, riuscendo a toccare ogni aspetto della filosofia yoga con sorprendente chiarezza. Ogni sutra è una piccola perla che racchiude un insospettato rigore scientifico in un guscio di pura poesia.

Lo yoga di Patanjali, è  conosciuto come lo yoga degli otto stadi: infatti anche se l'autore offre un'ampia varietà di tecniche per armonizzare la mente e il corpo, il percorso principale si articola in otto stadi fondamentali.

Patanjali, nel suo Yoga Sutra, presentò anche una versione dello kriya yoga, la via dell'azione di tramutazione (cioè l'atto di passare ad una forma superiore). Kriya yoga può essere meglio descritto come una forma di karma yoga interno. Ciò vale a dire che perfezionando i niyama o le auto discipline del cammino a otto fasi di Patanjali, soprattutto tapas (austerità), svadhyaya (autoapprendimento) e isvara pranidhana (devozione al Signore), uno yogi poteva cancellare i samskara (attivatori subliminali) dal suo subconscio. I Samskara sono come cicatrici sul karma inferte da buoni o cattivi comportamenti. Si tratta di ricordi indelebili, impressi nel subconscio, che spingono la mente conscia ad agire. Sono questi a determinare la nascita, le esperienze e la morte delle persone. Tali attivatori causano nella mente le costanti vibrazioni o fluttuazioni che separano una persona dal purusha e che le impediscono di sentirlo.

Secondo lo Yoga Sutra, ogni individuo possiede samskara positivi e negativi. I negativi fanno sì che la mente cosciente sia alla ricerca dell'esperienza al di fuori di se stessa, indipendentemente che questa esperienza sia piacevole o dolorosa. I positivi bloccano questa ricerca e impediscono alla mente cosciente di legarsi agli oggetti esterni e ai sensi. La conseguente sospensione (nirodhah) delle vritti (fluttuazioni) e dei samskara conducono alla vera liberazione.

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